mercoledì, 24 ottobre 2007

Un arabo con una lunga veste bianca fa aprire le porte scorrevoli dell'albergo. fuori piove.

- good evening sir, how are you

- fine thanks. just a question.

- please tell me sir.

- do you know where is the north?

- I suppose that the north is in this direction sir.

- are you sure?

- almost.

- thank you very much.

- you're welcome sir. enjoy your prayer.

dal taccuino di kessa alle ore 17:02 | Permalink | | commenti (3)
sabato, 07 aprile 2007

I fenomeni non apparvero nemmeno tanto all’improvviso,

gli inglesi si ubriacavano e non riuscivano nemmeno

a tornare a casa da una serata in un paesino di duemila anime

e ci si meraviglia che vengano accoltellati a roma, succedevano

catastrofi ma tutto era quotidiano come sistemato, accadeva un’ora

e poi ne accadeva un’altra e nessuno pareva curarsi molto delle

cose accadute e sulle metropolitane si tenevano gli occhi bassi,

non si parlava sui treni, le sedute in palestra, la fabbrica, cambiare

il divano cambiare l’enorme cupa calma con qualcosa da bere,

ricominciare, presto o tardi dovrai dimagrire o smettere di fumare

o smettere di bere o smettere di confidarti – ti resta da scrivere

poesie mangiare pesche e dilettarti con la tua perversione favorita

(la mia è la contemplazione di adolescenti in paesaggi urbani)

così damascato così pettinato così ustionato così infinitamente

turbato dai frutti altrui – mastica e digerisci

in attesa di una pasqua di un regalo di compleanno di fermarti

a un semaforo rosso, in macchina, e avvertire una leggera

tachicardia: (sei) deforme, (sei) orribile (sei)

come il tuo stesso interno come se una mano ti si infilasse

nella bocca e ti capovolgesse come un calzino mostrando

l’orrore del tuo interno, voglio solo tranquillizzare i passanti,

non c’è da preoccuparsi, volevo solo dire che ecco

siete orrendi anche dall’esterno.

 

(Proprio l’altro giorno mi chiedevo cosa succederebbe se

ipoteticamente – dopo una catastrofe nucleare gli alieni

sbarcassero sulla terra e il primo posto che visitassero fosse

Gardaland.

Mi chiedevo cosa penserebbero di noi, delle ruote panoramiche,

del nostro gusto disneyano: su marte nessuno sa giocare a carte.)

dal taccuino di kessa alle ore 05:16 | Permalink | | commenti (1)
sabato, 24 marzo 2007
ricordati di mettere un'ora avanti stanotte, di mettere la sveglia.
dal taccuino di kessa alle ore 20:21 | Permalink | | commenti
giovedì, 01 marzo 2007
Per dire,
non ho più un computer, il portatile si è rotto quindi mi collego da altri posti ma non riesco a scrivere, squillano i telefoni capisci e poi i giapponesi, le informazioni, i fax che arrivano e vogliono risposte dalla germania, vogliono i menù, e le cose procedono più o meno uguali, la macchina è a posto, i vecchi mi odiano, un facchino filippino ha chiamato alle tre per dire che non veniva, ha avuto un incidente con la macchina, era ubriaco, alle tre, capisci.
Il governo non è caduto e grazie a dio, l’eventualità di un ritorno del “bis lusco”, il due volte losco,  mi aveva depresso, non che questo attuale sia il mio idolo ma perdio è un governo di resistenza, anche non facessero un cazzo l’importante è che durino cinque anni così il nano invecchia e non ci rompe più i coglioni.
Queste cose penso, capisci, ecco perché mi vedo impegnato e pensieroso in questi giorni, discuto da solo sul metrò, mi impongo risposte.
Di questo comunque non scrivo. Leggo cose di fantascienza, non chiedermene il motivo. Immagino case di vetro e piante in fibra di carbonio. Mi fa star bene.
In questo momento ti immagino in tuta attillata, con la panza.
dal taccuino di wang alle ore 14:36 | Permalink | | commenti (1)
martedì, 20 febbraio 2007

si, ecco, solo per dirti che mi è dispiaciuto che hai avuto l'incidente, spero che la macchina non sia troppo distrutta, ma abbiamo perso altro e lo sai, in ogni caso, visto che ti ho sentito affranto, posso dirti che sto scrivendo molto in questo periodo, fabrizio capisci, fabrizio mi bacchetta le dita da ora per l'eternità, sono abbastanza tranquillo, lavoro molto, parlo inglese tutto il giorno, il 16 marzo partecipo a uno slampoetry a via del pratello dove ti fanno bere, ti danno un argomento, tu scrivi, bevi di nuovo e poi lo vai a leggere in una competizione che in qualche modo, immagino, vuole aiutare la poesia.

In ogni caso sto scrivendo in tre lingue diverse, ho capito cosa devo fare, scrivere come quando sono a berlino e parlo con helge allo scherer8, a proposito, ad agosto chiede lo sherer8, per forza, anche il wild wedding non è messo bene, dice che patrick è a pezzi, io scrivo di questo e altre cose che vi tengo nascoste, nessuno lo leggerà, dice, non si capisce, dice.

E sai quanto cazzo me ne frega?

Sono dodici anni che riepeto che in due si è già una moltitudine.

 

p.s.

per tutti quello che vogliono fare la rivoluzione, basta fare due semplici cose: smettere di protare i soldi in banca, smettere di guardare la televisione. meditate.

 

dal taccuino di kessa alle ore 18:15 | Permalink | | commenti
giovedì, 18 gennaio 2007

Parliamo adesso, e non per poco ma per molto perché la cosa mi irrita, parliamo dicevo delle otto ore lavorative.

Una recente sentenza del tribunale sostiene che ciò che tu pensi e dici contro la tua azienda , benché fuori dall’orario lavorativo, è sanzionabile con il licenziamento. Intendo dire che se tu sei a un pub e parli con me e affermi che la tua società è gestita da balordi e uno di questi, in quel momento, ti sta ascoltando, ti possono licenziare.

La gravità di questa sentenza è duplice: da un lato si afferma, andando a mio avviso contro i principi costituzionali, che non hai libertà di espressione poiché viene anteposta alla costituzione  la norma di un contratto di lavoro nazionale che pone come regola la fedeltà verso il datore di lavoro. Quindi, se capisco bene, l’azienda conta più dell’individuo. Un contratto conta più della Costituzione.

Dall’altro, se è vero che anche fuori dal lavoro devi comportarti come se lo fossi, la considerazione che mi viene da formulare è che non ci dovrebbero pagare per otto ore ma bensì per ventiquattro.

Ora, se ad affermare questa novità per la restrizione della libertà di noi tutti fosse stato un neoliberista, sai, la cosa non stupirebbe. Ma se a farlo è un giudice che si esprime in nome del popolo italiano, be’, le cose cambiano e se permetti mi rode pure il culo.

dal taccuino di wang alle ore 09:56 | Permalink | | commenti (6)
martedì, 16 gennaio 2007

Vedi Fil,

 

la cosa che lascia sbalorditi è appunto lo scandalo che le parole semplici e illuminate di Sanguineti hanno prodotto – bada bene, PRODOTTO – tra i paladini del leccaculismo, tra i difensori di un benessere che non c’è, tra coloro che considerano ogni cosa un fatto commerciale. È come se un benzinaio si sentisse lui stesso la tamoil. Ecco, questo è il prodotto di anni e anni di sottile e spietata opera di convincimento perpetrata sui cervelli della classe media e povera, sul 75% della popolazione insomma, da parte di questi operai dei ricchi. E non c’è un cazzo da fare, è cominciata con la televisione commerciale, con il bombardamento mediatico pubblicitario, con le rate che hanno fatto credere a tutti che tutto è acquistabile, anche se i soldi ora non ce li hai, tanto ce li darai.

Diamine, ce li darai: ecco il tranello.

E così siamo finiti schiavi di post pagamenti, di bollettini, e abbiamo riempito le nostre piccole case di pay tv, di antenne satellitari, di schede prepagate per vedere le partite di pallone, di macchine parcheggiate all’aperto con maxi rata finale e il risultato è che non c’è un cazzo che sia nostro, a partire dalle case. Qui hanno capito il giochetto, le banche. L’affitto medio di una casa costava 1000 euro al mese, il mutuo per la stessa casa ora ti costa 800 ed ecco che la gente opta per il mutuo – va dunque a dare soldi alle banche e non ad altra gente perché le banche vogliono tutto, capisci – così hanno aumentato i costi delle case che fino a sei anni fa costavano trecentomilioni e oggi trecentomila euro e non è colpa dell’euro, questa è un’altra cazzata, le case sono aumentate perché tutti oggi comprano le case e quindi ci si specula sopra. Così se sei povero te la pigli in culo due volte, una perché non puoi comprare casa e l’altra perché non ci sono più case in affitto perché i proprietari le vendono.

Però ai noi poveri va bene così, il guaio è proprio questo. Il povero non si sente povero, non capisce più di esserlo, si sente sto cazzo perché va in vacanza in sardegna dove ci va briatore, perché indossa dolce e gabbana come la ventura, perché ha la classe A .

È una condizione irreversibile, onestamente non vedo sbocchi. Sono riusciti a incularci e ci è anche piaciuto.

Sono riusciti a farci credere ricchi. Anche se tutto ciò che ci circonda è loro.

E dire che basterebbe smettere di seguire il calcio, come ho fatto io. Smettere di comprare macchine che non possiamo permetterci; smettere di comprare schermi ultrapiatti. Smettere, ecco la parola. Smettere. E ricominciare a fare abbassare i prezzi. Ricominciare a dire che se guadagni mille puoi spendere 500. ecchecazzo.

dal taccuino di wang alle ore 09:14 | Permalink | | commenti (2)
lunedì, 15 gennaio 2007

Caro Lilli,

sono abbastanza turbato dal silenzio con cui l'intellighenzia poetica (vurtuale e non) ha fatto passare le affermazioni di sanguineti, che qui ti riporto, ricordandoti che siamo nel 2006, fuori è inverno ma ci sono sedici gradi, i presidenti delle squadre di calcio guidano nazioni alla guerra e un eletto (questa è una battuta duplice) su 10 del nostro parlamento e senato è stato condannato in via definitiva:

“Bisogna restaurare l’odio di classe perchè i potenti odiano i proletari e l’odio deve essere ricambiato… oggi la merce uomo, il suo lavoro, è la più svenduta e chi dovrebbe averne coscienza, ossia la classe proletaria, non lo ha, inibita da una cultura dominata da una tv”

Tu ricordi un poeta nella storia della poesia aver fatto un'affermazione così impotrante in un momento così delicato? Perché signori, quando sanguineti parla di proletariato va considerato che è un poeta, e quindi nell'accezione della parola è compreso il 75 per cento della popolazione, perché lui sa cosa sono le sfumature, e come dire una cosa facendone sembrare un'altra. Una classe politica inguardabile e impronunciabile, che non paga mai per i suoi sbagli, un'altissima aristocrazia che si appaia attorno al 2 per cento, seguita da un'altra media aristocarazia che ansima per entrare in quella lobby fatta di barche, veline, pompini, debiti e nessuna responsabilità.

Se sanguineti prende la parola per richiamare all'odio di classe secondo me si rivolge a me e a te, te lo dico, si rivolge ai portieri d'albergo, ai fattorini, ai netturbini, alle donne delle pulizie, agli artigiani, ai baristi, ai tassisti, ai camionisti, agli impiegati, a quelli che stanno ai pedaggi nelle cabine autostradali la notte della vigilia di natale, ai metronotte, agli insegnanti, ai cuochi, a tutti gli addetti all'ingranaggio che continuano a ripetere le loro operazioni senza capire che qui c'è proprio qualcosa che non va, se un comico minaccia il presidente del sentato (grillo: marini, ti teniamo d'occhio, marini!!!!!) forte di un 200.000 ragionevoli persone incazzate (i suoi meetup) se un poeta vecchio deve prendere la parola per usare parole marxiste qui c'è proprio qualcosa che non va, e non è sanremo, credimi.

Ha solo usato una metafora per suggerire a chi si sorbisce i telegiornali di studio aperto con sei servizi sul costume e le veline di darsi una svegliata.

Perché le veline ti odiano, e anche montezemolo ti odia. Pensi che lapo elkann ti voglia bene? Lui ti odia.

Cosa diceva la nostra generazione? Non abbiamo nemici, non abbiamo guerre mondiali, non abbiamo valori politici, non abbiamo valori familiari, non abbiamo un grande depressione, abbiamo solo un commodore 64 e ci annoiamo a morte.

Bè, la cosa, per i giovani, immagino sia peggiorata.

Ma un poeta e un comico dicono che adesso il nemico c'è.

Ed è la democrazia.

dal taccuino di kessa alle ore 22:23 | Permalink | | commenti
lunedì, 15 gennaio 2007

la casa stazi era triste, andava intonacata, c'erano fili scoperti.  stava a primavalle, ci andai col micio, il padre faceva l'imbianchino, era basso e sembrava il guardialinee della squadra ospite, sai quelli sui campi di terza categoria.

origoni l'ho incontrato tre anni fa, faceva l'elettricista, andammo a pranzo insieme e mi raccontò che aveva vissuto a parigi per tre anni, faceva il direttore d'albergo, poi una mattina si è svegliato e ha detto ma che cazzo sto facendo, di chi sono quelle scarpe, cose così, allora ha preso il treno ed è venuto a fare l'elettricista. ti abbiamo anche telefonato, se ricordi. ricordo nettamente che ti disse se stavi ancora a bologna a fare la birra. gli domandai perché avesse picchiato il padre della madonna. disse di non ricordarsene, lo aveva fatto e basta.

sabato sera sono stato a vedere il prinz al tumbler. il prinz è il miglior attore italiano, secondo solo a martina stella. il locale è carino, intimo, piccolino; il palco è minuscolo. ho scelto di fare poesie di ciampi. leggerò anche cose tue durante il tuo pezzo. farò cose del tuo pezzo. forse farò "la lettura è andata bene" con balerna sotto col fagotto che fa po po po po.

nel locale c'era una che mi ha detto tu sei toccafondi, finalmente, ti ricordi di me? non sapendo chi fosse ho detto a veronica vedi, sono tutti matti.

 

 

 

 

 

 

dal taccuino di wang alle ore 08:39 | Permalink | | commenti (4)
sabato, 13 gennaio 2007

Caro Lilli, il metodo di Borroughs di cui parli è il cut-up, che uso sistematicamente da anni, ma d'altronde c'è un motivo perché io ho preso 60 e tu solo 56. Piuttosto, volevo dirti che per qualche strano motivo sto scrivendo un racconto pornografico, ma lungo e dettagliato eh, una roba che non si legge. Non saprei dirti perché lo sto facendo, lo sai che la Signora fa un po' come gli pare, e sembra che adesso si serva di me per scrivere di scopate, cosa vuoi che ti dica, sarò colpa di jack nicholson che ha detto che abbiamo bisogno di meno film d'azione e di più erotismo nel cinema, sarà colpa di bin boy, quindi tua, perché il racconto è fatti di strappi brevissimi in cui il mio personaggio va avanti e indietro nel tempo, sarà colpa della fotografia, cosa vuoi che ti dica. So che se ne scrivo 40 pagine sono David Foster Wallace perché ti dico, non si legge, non sembro nemmeno io che scrivo, e sono molto contento di questo. Piuttosto, ti volevo chiedere una cosa. Ma tu ci sei stato a casa di Stazi? Hai conosciuto i genitori? E com'erano? Mi sono svegliato stamattina con questo pensiero e con il pensiero di Origoni, te lo ricordi Origoni, che è impazzito, mi hanno detto che è impazzito, me l'ha detto qualcuno, forse tu.

 

 

 

dal taccuino di kessa alle ore 18:39 | Permalink | | commenti